Carini ed il suo territorio

Brevi cenni storici

Le ricchezze con le bellezze naturali, la storia con le storie millenarie del territorio di Carini, hanno contribuito notevolmente allo sviluppo sociale, culturale ed economico della collettività locale, ma hanno dato anche un significativo contributo alla storia della stessa Sicilia. (1)

Da sempre ricco di fauna e di flora, di fresche ed abbondanti sorgive, il territorio di Carini,  geograficamente strutturato a ferro di cavallo, abbracciato da alte montagne che preservano dolci colline ed una fertile pianura degradante sul  mare, è stato luogo ideale per accogliere  insediamenti umani, sostenere colture e sviluppare culture. 

Fin dall’era paleolitica si è riscontrata la presenza dell’uomo nel territorio carinese, attraverso le tante  testimonianze archeologiche di utensili in selce, di materiale fittile di diverse forme e utilità scoperte nelle grotte di Puntali, Maccagnone, Carburangeli, Za Minica.

Dagli scritti lasciati nel tempo, da Erodoto,  Diodoro Siculo, Tucitide, Ateneo, Plutarco ed altri,  si ha conoscenza dell’esistenza di Hykkara, città sicana costruita, secondo la leggenda, da Dedalo ed intitolata al figlio Icaro, morto tragicamente.

Hiccara diede i natali a Laide, considerata la incarnazione terrena di Venere. Nel 415 a.C. Laide, ancora giovanissima, fu fatta prigioniera dalle armate di Nicia, durante la distruzione della città e fu venduta come schiava a Corinto. Divenne moglie e modella di Apelle, famoso pittore e scultore greco, il quale la avviò alle arti della musica, della poesia, della danza e del sapere per diventare con la sua  bellezza, cultura e disponibilità la più famosa etèra della Grecia antica. La bella Iccarina, così era chiamata,  aprì la sua casa ad  importanti filosofi, oratori e  drammaturghi greci quali Aristippo, Demostene e Euripide.

Qualche secolo dopo, con l’arrivo in Sicilia dei Romani, la città risorse in contrada Santo Nicola, evolvendosi molto nel periodo bizantino ed arabo e perdurando fino al periodo normanno.

Il sito, dopo una totale distruzione, per secoli rimase sconosciuto e venne scoperto, archeologicamente, soltanto alla fine del 1800 dal Principe De Spuches per il ritrovamento casuale di un artistico mosaico policromo, recuperato e collocato, dallo stesso Principe, in una stanza del suo palazzo di Palermo. Negli anni settanta questo importante mosaico, dopo la vendita del palazzo De Spuches, ha subito varie peripezie con il rischio di un trasferimento all’estero. Ora, per fortuna, è stato acquistato dalla Regione Siciliana e custodito dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Palermo. Speriamo che ritorni al più presto a Carini, magari nella sua sede naturale. (2)

Hiccara San Nicola fu sede vescovile, come testimoniano alcune lettere di Gregorio Magno inviate nel 602 d.C. al vescovo di Hiccara Barbaro (ancora oggi il titolo vescovile è esistente).

Altro sito importante, collegato alla città bizantina, risulta essere la catacomba paleocristiana di Villagrazia, scoperta dal barone Antonio Starrabba nel 1880 ed esplorata dal Soprintendente alle Antichità Prof.  Antonio Salinas, alla fine del XIX sec.

La catacomba, caduta nell’oblìo  per quasi un secolo, ora risorge a nuova luce, per l’interessamento attivo di enti pubblici quali il Comune di Carini, la Soprintendenza ai beni archeologici di Sicilia, nonché per il primo supporto determinante della locale sede di Archeoclub d’ Italia, e per la competente cura della Pontificia Opera di Archeologia Sacra, definitiva custode del sito.

Una pagina significativa, per quanto attiene allo sviluppo dell’agricoltura nel territorio di Carini, è stata certamente scritta dagli Arabi. Questi ultimi, arrivati ad Hiccara nell’ 829 con le truppe arabo-spagnole di Farghalus, dopo averla espugnata, vi si insediarono, convivendo, pacificamente, con la comunità cristiana preesistente.

Con la presenza araba, il nome di Hiccara fu convertito in Qarin, che come attesta l’ erudito Arezzo, in arabo, significa più villaggi, (dal duale della parola araba Qaria= Villaggio).

Infatti nel territorio, in quel periodo, oltre alla città di Hiccara, si erano sviluppati altri villaggi come Muscala, Zarcanti, Manustalla, Regaleci-Belvedere.

Nel 902 altri arabi della dinastia aghlabita, capitanati dal terribile Ibrahim II, conquistarono la Sicilia non risparmiando da distruzione totale, il territorio di Carini, insediamenti cristiani e musulmani inclusi.

Alla fine dell’ XI secolo, anche Carini, come l’intera Sicilia,  venne strappata agli arabi, dai normanni. Investito della baronia di Carini fu Rodolfo Bonello, braccio destro del Conte Ruggero. Investitura ottenuta per meriti di guerra.

Ai Bonello si insediarono gli Abbate che fortificarono il fortilizio arabo costruito  in un colle a sud  della antica Hiccara Bizantina.

In questo nuovo sito cominciò a svilupparsi nel tempo, l’attuale Carini.

Dopo gli Abbate, accusati di fellonìa, la baronia passò ai Moncada e poi alla corona fino a quando nel 1397 Re Martino, sempre per meriti di guerra, donò il territorio a Ubertino La Grua.

Iniziò così la dinastia La Grua che subito diventò La Grua-Talamancaper il matrimonio di Ilaria, unica figlia di Ubertino,  con  il catalano  Gilberto Talamanca. 

Dal 1397 al 1860, la famiglia La Grua-Talamanca, in un susseguirsi di alterne vicende, con  periodi aurei e periodi tristi, come nel caso della Baronessa di Carini, avvenuto il 4 Dicembre 1563, condusse la baronia (dal 1622 principato), con uno spirito di amorevole trasporto e dedizione, tanto da consegnare alle generazioni successive un paese ricco d’arte e di storia. 

Nel risorgimento, primaria ed indispensabile fu la partecipazione di Carini ai moti rivoluzionari. Il 4 Aprile 1860, intere squadre di giovani capitanati dai patrioti  Pietro Tondù, Padre Domingo, Francesco Ajello, Francesco Cavoli, Antonino Curreri, Antonino Ajello, Giuseppe Mannino Basile e con loro i sacerdoti Cesare Misseri, Salvatore Calderone e Francesco Pannizzo, si distinsero per l’ardire e il coraggio nell’affrontare le truppe borboniche. Con loro spiccarono in ardore e sacrificio personale  i fratelli Di Benedetto. 

Purtroppo,  terribile fu la reazione dei borbonici che arrivando  a Carini,  il 18 Aprile 1860 con 7000 soldati,  misero il paese a ferro e fuoco.

Della  permanenza a Carini di Giuseppe Garibaldi, si fa menzione in una lapide, posta a memoria, in Corso Umberto. Al Comune è custodita una lettera di ringraziamento al popolo carinese scritta dall’eroe dei due mondi.

Molti coraggiosi figli di Carini furono sacrificati nelle due guerre mondiali e tanti altri giovani di questa terra dovettero emigrare all’estero in momenti particolari di regressione. (4)

Oggi, Carini,  rimane, in ogni modo, una splendida realtà produttiva e laboriosa con 35.000 abitanti circa, inseriti in un contesto ambientale accogliente, nonostante la pesante manomissione dell’uomo sul territorio.

Ciccio Randazzo

Note

(1) G.M. Abbate, Carini nella Storia di Sicilia, Pirandello ed. 1982

(2) In questo momento il mosaico è in fase di montaggio a Carini, presso il chiostro dei Francescani di sant’Antonino

(3) Dell’appartenenza del Castello di Carini agli Abbate, un segno evidente lo si  trova a sinistra del portone d’ingresso al Castello, dove in alto è scolpito, nel tufo, il blasone della famiglia: uno scudo alla francese, bipartito orizzontalmente.

(4) Vedi approfondimento su mia pubblicazione “Un suono sulle ali del vento”

2 pensieri su “Carini ed il suo territorio

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