Villa Belvedere o La Casina di Ruggero

Vi ho parlato del territorio di Carini e oggi Vi parlo di una sua “perla”: Villa Belvedere

Questo articolo, pubblicato nel 2010 dal giornale locale il Vespro, ha avuto il supporto fotografico di Ambrogio Conigliaro che ringrazio, così come oggi, in fase reale di restauro della foresteria, desidero ringraziare gli organi competenti a partire dai Frati Francescani proprietari di Villa Belvedere, alla Sovrintendenza ai Beni monumentali, ai progettisti e alla ditta realizzatrice per avere preso in dovuta considerazione la richiesta fatta nell’articolo, quella di riportare alla luce lo stato originario del soffitto con la merlatura perimetrale. Grazie.

“Quando le pietre parlano”

Contemplavo una domenica di Luglio gli antichi ambienti di Villa Belvedere immersi  in un verdeggiante contesto nel quale,i profumi delle zagare e delle melarance secolari si mescolavano con  gli odori dei fichi fiore-frutto  in maturazione e dei rigogliosi ulivi saraceni che portano ancora  i segni  di antiche e prestigiose presenze. L’antichità del luogo è testimoniata  da tanti scrittori del passato, dalle voci del popolo, dai toponimie dalle “pietre parlanti”.

 E chi, quelle pietre le conosce da una vita, sa ascoltarle.

A sguardo e mente piena,  ammiravo la magnificenza e la bellezza del luogo,

con gioia immensa. Ci sono cresciuto in questo ambiente di delizie che mi riporta indietro nel tempo, alla mia fanciullezza, vissuta in assoluta serenità.  

Il bisogno di scrivere queste pagine di memorie affettive e speranze anelate, nasce dall’amore viscerale che nutro per la mia terra e nello specifico per Villa Belvedere  luogo  unico, incantevole ed apprezzato da sempre.

Le memorie personali di amorevoli ricordi si possono ben intuire; le speranze anelate riconducono, invece, ad una notizia che parla dello imminente restauro di un manufatto del sito: quello attinente alla Foresteria o San Pietro come comunemente chiamato.

Per questo restauro mi permetto un suggerimento ai  progettisti ed alle autorità competenti, quello di valutare bene il taglio del restauro del manufatto, effettuandolo  nel senso conservativo dello stesso.

 Non fate asportare, per favore, l’intonaco rinascimentale, così come è avvenuto anni addietro per il manufatto della Hosteria, l’altro plesso che fu stazione di posta  fin dai tempi più remoti.

Restauro, questo ultimo, dicevo,che secondo me, ci ha restituito con il nuovo intonaco, un“Magazzino nuovo”con finestre rinascimentali, e non un manufatto  secolare restaurato, come si sperava. Grazie.

L’occasione  mi suggerisce, anche, di tracciare un piccolo solco storico  su Villa Belvedere ed avanzare qualche ipotesi sulle origini della stessa e della contrada tutta.

N.B. (informazione per gli addetti ai lavori): Il manufatto della Foresteria in procinto d’essere restaurato, conserva ancora nel sottotetto   realizzato negli anni ’40 del secolo scorso,  le merlature dello stesso che possono essere ricollocate nel perimetro strutturale d’origine, mettendo  contestualmente  in evidenza, il soffitto a botte, simile a quello della Casina di Ruggero, il plesso più importante di Villa Belvedere.

Ipotesi sulla localizzazione a Villa Belvedere della Qarinis araba e dei suoi Bagni Termali, menzionati da Idrisi e ibn Luyul

Dalla premessa  dettata dal cuore desidererei partire, per poter azzardare una ipotesi storica sul sito di Villa Belvedere e sui suoi manufatti, prendendo in debita considerazione gli scritti antichi,  la voce del popolo, i toponimi, le “pietre parlanti”, come già accennato.

Alcuni  storici locali, tra i quali il Buffa -Armetta   basandosi probabilmente su di un contratto che dava mandato di fabbricare a Belvedere un manufatto per la servitù ad un detto Angelo Davì il 24 Gennaio 1559, puntualmente menzionato da Giovanni Filingeri a pag. 125 del suo Carini nel Cinquecento, hanno dato credito alla ipotesi che Villa Belvedere fosse stata realizzata  interamente nel rinascimento.

Avendo approfondito lo studio del sito con Pietro Galati (Socio  di Archeoclub e riferimento indispensabile per la conoscenza storico-archeologica del territorio) ci permettiamo di contestare la tesi del Buffa-Armetta per dare credito a quelle di  Pasquale Pecoraro che nel suo Notizie d’Iccara e del Sac. Vincenzo Badalamenti che nel suo Carini nell’Arte  si sono pronunciati a favore della ipotesi che Villa Belvedere fosse stata costruita per  Ruggero II su di un preesistente insediamento arabo-normanno: quello di Regalenci

(Rachalengi = Casale).  Il villaggio ha dato il toponimo, ancora esistente, alla contrada e su quelle basi, Villa Belvedere fu successivamente ampliata  da Vincenzo II nella metà del 1500.

Intanto esaminiamo cosa ci tramandano gli scrittori antichi:

Partiamo dal toponimo arabo Qarinis, che in seguito diventerà Qarin e poi Carini.

Sin dai tempi più remoti sappiamo dell’esistenza nel territorio dell’antica città sicana di Ikkara (Non ancora individuata) e di quella romano-bizantina di San Nicola che porta lo stesso nome.

Nel vasto territorio di Carini, studi archeologici di superficie, attestano che altri insediamenti arricchivano lo stesso comprensorio nel periodo arcaico, come quello  di Cetaria a Capaci (Vedi carta Topografica) con relativa necropoli di Ciachea; e Monte d’Oro con relativa necropoli di Manico di Quarara. Non solo; altri insediamenti più piccoli si riscontrano in contrada  Fosse, sul Monte Colubrina e sul colle della Za Iana che in seguito sarà nominato dagli arabi Muscala.

Con l’invasione musulmana della fine dell’ottocento, i vincitori arabi pur insediandosi nella conquistata Iccara di San Nicola, realizzarono altri insediamenti come quello di Manustalla, di Muscala (Sito preesistente) (1) e quello di Raqalence o Rachalengi.

Dalla reale esistenza dei suddetti siti, dalla radice etimologica  araba dei loro nomi (Muscala, Manustalla, Rachalengi), dalla  vicinanza  che questi   hanno tra loro, avvaloriamo la tesi dell’erudito e poliglotta Claudio Mario Arezzo, storiografo di Carlo V (2)    nel sostenere che il nome Qarinis, derivi dall’arabo Qarin, duale di Qaryah  cioè  villaggi. Più villaggi,quindi, in un unico territorio.

La Qarinis dell’epoca,secondo noi, va intesa nella sua globalità di territorio e non in un singolo agglomerato urbano.

Su queste basi nel 909 d.C. il califfo Mulei Al Mohadi, vincitore sugli altri arabi in lotta, autorizza la ricostruzione dei villaggi della Qarinis distrutti e saccheggiati  anni prima dal terribile Ibrahim (902 a.C.) 

Rivivono perciò  i siti di San Nicola, quello di Moscala, quello di Zarcanti, e quello di Ragalence–Belvedere, dando, così, possibilità di convivenza a  cristiani, musulmani ed a una  piccola comunità di ebrei insediatasi in seguito, nella contrada Abramo.

(Tutti i siti sopraccitati sono interessati, in superficie, da  vasta frammentazione  di ceramica del periodo arabo-normanno). 

Questa premessa sul toponimo Qarinis era indispensabile per potere chiarire qualche fraintendimento, anche tra storici, sul fatto che Qarinis sia da attribuire al  sito di San Nicola ex Iccara. Noi cercheremo di sottolineare, invece, che   gli antichi scrittori  come  Idrisi, Abu Said, Ibn Luyul, si riferiscono  al sito di Raqalenci-Belvedere.  Ecco il perché.

Conoscendo a menadito il territorio, sappiamo con certezza che a San Nicola, non esistevano sorgive e non  ne sgorgano a tutt’oggi. Sappiamo che l’acqua in quel sito, veniva portata con condutture in piombo di epoca romana da una sorgente della Montagna Longa chiamata acqua del Grillo. (Pezzi di  questa antica conduttura sono ancora presenti in contrada Sofia). 

A Villa Belvedere o Regalence, invece, alla distanza di cento metri circa, l’una dall’altra, c’erano e ci sono ancora le sorgive di Giampaolo; di Acqua Nica; dei Curuzzi (toponimo da: Coram Omnibus = piazza); di sorgiva grande del Tondo  e sorgiva piccola di Villa Belvedere (Collocata davanti l’ingresso del Santuario); di Acqua Milza; di Acqua Canale.

L’esistenza di queste sorgive ben si addice allo scritto del geografo Idrisi il quale ci fa sapere: Copiose acque sgorgano d’ogni canto nel territorio, la più parte, dentro i giardini (stessi) del paese. (Erano ben sedici le sorgive che affioravano un tempo a Carini, tutte emergenti a monte del territorio)  

Altra indicazione di Idrisi, da tenere in debita considerazione è quella attinente alla distanza tra Carini e Palermo. Egli  indica in miglia dodici tale distanza,  secondo noi giustamente, in quanto  avrà misurato l’unica via esistente in quel tempo per Palermo: quella montana che passava da Villa Belvedere,  (Ne esiste ancora un tratto), per raggiungere la città attraverso il passo di Cozzo Lupo e Bellolampo.

 L’unica notizia  poco  comprensibile del geografo, è quella  che riguarda la distanza di Qarinis dal mare, misurabile, secondo lui, in un miglio circa. Distanza non compatibile con nessun insediamento preso in esame.

 Leggiamo ancora da: 

  • Idrisi, il famoso geografo di Ruggero,  scrive a pag 47 della pubblicazione curata da Carlo Ruta per la Edi.bi.si: <Carini, terra graziosa, bella e abbondante, produce gran copia di frutte di ogni maniera ed ha un vasto mercato e la più parte dei comodi che si trovano nelle grandi città, (come sarebbero) dei mercati (minori) dei bagni e dei grandi palagi. Si esporta da Carini gran copia di mandorle, fichi secchi, carrube; che se ne carica delle navi e delle barche per varii paesi. Copiose acque sgorgano d’ogni canto nel territorio, la più parte dentro i giardini (stessi) del paese. Avvi una fortezza nuova, fabbricata sopra un colle che domina la terra. Il mare si apre a tramontana alla distanza d’un miglio all’incirca. A dodici miglia da Carini è Palermo, la capitale> . (E’ il domina la terra,   la frase che ha indotto qualcuno ad individuare la Qarinis a San Nicola, perché hanno scambiato per terra l’insediamento, mentre Idrisi  secondo noi, per terra descrive il territorio in generale).
  • In un passo della Geniza (Citato da Goitein) il cronista arabo ABU SA’ID,definisce Qarinis cittadina nobilissima, operosa di traffici, frequentata molto da stranieri che vanno e vengono, e che nel territorio vi sono miniere di ferro.(3) (Nella zonam limitrofa, in contrada Cirina, che si trova a monte di Villa Belvedere esistono giacimenti di materiale ferroso).
  • Il Malaterra, scrive dell’esistenza a Qarinis di una produzione di mattonelle in ceramica smaltata secondo lo stile fatimita.(4) (In contrada Stazzone, sempre vicino Villa Belvedere, tra contrada Acqua Canale e Frana, residui di una  antica fornace, si trovano  accostati ad una casa rurale).
  • Il Terranova a proposito della distruzione di Qarinis, da parte di Ibrahim intorno all’anno 900 ci fa sapere: <che in quella città ci sarebbe stato un feudo dei potentissimi monaci cassinesi (l’Eremo della Maddalena) che Ibrahim se la pigliasse anche con i monaci e che venisse con la sua turba devastatrice, piombando addosso alla città, precipitandosi come una valanga dalle alture sovrastanti >.(5)
  • Il monte che sovrasta le zone descritte, guarda caso si chiama Monte Saraceno e da una gola dello stesso monte passa una diramazione
  • montana della antica via Valeria. Tracce di basolato sono ancora esistenti.nella limitrofa zona di Acqua canale)
  • Sempre nella zona di Giampaolo, nella proprietà del fu Prof. Giuseppe Abbate, insigne storico di Carini, autore di un preziosissimo volume dal titolo: Carini, nella storia di Sicilia, si trova uno stilobate con colonna, che nel suo volume, il Professore, erroneamente, scrive di trovarsi in contrada S. Nicola.

Dietro indicazione dei soci di Archeoclub Ambrogio Conigliaro e Vincenzo Giambanco, appassionati ambientalisti locali, siamo andati a visitare l’impianto originale della sorgente Giampaolo che si trova a monte dell’Eremo della Maddalena, trovandolo manomesso nella sua originale copertura, per opere eseguite dal Comune. Con bella sorpresa, però, abbiamo riscontrato che la struttura della sorgente possa essere stata realizzata nel periodo arabo-normanno, stante a circa 2 metri di profondità un ingegnoso impianto a Qanat con pozzetti di aerazione tipici di questi impianti. (Frammenti di ceramica del periodo sono stati trovati nelle vicinanze del sito.  Un rilievo grafico del qanat è stato eseguito dal Prof. Rocco Favara e da un suo collaboratore del CAI.

Altra notizia secondo me rilevante,  è quella relativa alla necropoli del sito.

Lu Zu Piddu, saggio filosofo naturale con la mansione di mezzadro di Villa Belvedere, ci raccontava che  piantumando negli anni 30 degli ulivi in una fascia di terreno che sta tra l’Eremo della Maddalena e la Foresteria di Villa Belvedere, aveva trovato delle sepolture coperte da grossi tegoloni e la cosa che più lo aveva incuriosito era il fatto che i resti degli inumati erano sepolti di fianco  ed orientati a levante. Chiaro riferimento alla tipologia di inumazione araba?

Quindi Reqalengi-Belvedere rimane il luogo più compatibile con le descrizioni degli antichi scrittori. Sito che sulle origini arabe, acquista maggiore importanza con l’arrivo dei normanni, tanto da essere scelto per edificare la Casina di Ruggero come ci fa sapere il Nicotra.(6) Toponimo della casa utilizzato dalla voce del popolo fino agli anni 50.

A supporto di quanto sopra ed aiutati dalle “pietre parlanti” mettiamo in evidenza alcuni particolari  che secondo noi  possono diventare  oggetto di discussione per una lettura storico-strutturale del sito, utilizzando alcune foto con dettagli esplicativi. Foto scattate con Ambrogio Conigliaro dietro il permesso del  superiore di Villa Belvedere, il  P. Felice Fiasconaro, sempre accogliente e disponibile.

Dalle stesse foto si possono  riscontrare i tagli strutturali degli ampliamenti eseguiti nel periodo rinascimentale sui  tre manufatti di Villa Belvedere.

Hosteria prima del restauro
Hosteria dopo il restauro

Foresteria

Evidenzieremo dettagli riconducibili a periodi e stili del passato.

Analizzeremo i tre manufatti individuandoli con i toponimi antichi di riferimento, così chiamati: La Casina di Ruggero, San Pietro o la Foresteria, La Hosteria.  Non solo. E’ possibile ipotizzare, anche, la presenza dei Bagni Termali arabi, menzionati da Idrisi e da ibn Luyun.

A rafforzamento di quanto sopra, riproponiamo, lo studio sulla Ipotesi di localizzazione della Qarinis Araba e dei relativi Bagni,   presentato  nel 1998 ai soci di Archeoclub in una delle tante preziose conferenze che si tenevano mensilmente nella prestigiosa ex sede di Santo Antonino.

Da una attenta lettura di documenti antichi, dalla ricerca  e visita di alcuni luoghi, dalla toponomastica degli stessi, azzardiamo l’ipotesi di potere individuare i siti della Qarinis araba e dei suoi Bagni. I siti sono:  Villa Belvedere-Giampaolo-Maddalena i quali formano l’antico borgo arabo-normanno  di Ragalence. (Ancora così si chiama la contrada di Villa Belvedere).

Come punto di partenza, abbiamo preso in esame due siti vicini tra loro e molto noti a Carini: il cosiddetto Eremo della Maddalena, il piccolo cenobio dei monaci cassinesi e Villa Belvedere.

Dell’Eremo della Maddalena, il Prof. Benedetto Colajanni, aveva   eseguito un interessantissimo studio con rilievi topografici nel 1971 per l’Istituto di Architettura dell’Università di Palermo.(7) Peccato che tale  lavoro non abbia avuto seguito per una lettura  anche archeologica del sito e non soltanto architettonica del manufatto. 

A Villa Belvedere, invece, non è mai stato elaborato uno studio sullo stato dei luoghi, antecedenti al periodo rinascimentale.

La Casina di Ruggero servita da ninfeo  nasce come  casino di caccia  del re normanno, edificato alle falde del Saraceno. Fertile monte ammantato di flora mediterranea,  ricco di sorgive, e di tanta fauna selvatica. Luogo ideale per la cacciagione: ritualità sportiva e necessaria, di rilevanza primaria per i popoli del passato.

Accostato alla Casina, dal lato orientale, sottomesso alla stessa,  si trova uno spiazzo, quasi quadrangolare, ritenuto un ninfeo di epoca rinascimentale, che portava il toponimo di: ” o tunnu” (Tondo). (Noi sosteniamo, che il tondo vada considerato di epoca arabo-normanna riconducibile ai bagni termali come già accennato  e risistemato in epoca rinascimentale da Vincenzo II La Grua, assieme all’ampliamento dei tre manufatti esistenti). 

Si accede a questo luogo attraverso uno scivolo largo  sette metri, metà del  quale scalinato. Il lato sud di questo spazio presenta un’architettura muraria di splendida fattura in un movimento simmetrico a tre livelli ed una rientranza centrale che faceva  da supporto a 6 ruscelli con acque freschissime.

In origine l’acqua convogliava in una vasca rotonda di sei metri circa di diametro, e 90 cm. di profondità, posta al centro dello spiazzo. (Da qui il nome “tunnu”= tondo). La vasca era delineata da un muretto circolare alto un metro circa, smerlato in superficie  a  significare la corona ferrea dei re normanni. (Adesso la circolarità del tondo a seguito di un restauro della vasca degli anni 70,  è diventata ottagonale).

Sopra il   muro   del lato sud, si ergono i resti di un colonnato. Le colonne sono allineate ad una distanza di metri 3,25 e parallele a mt.2,5. Si contano i resti di 5 colonne.

Addossato ad una di esse, si trova un anfratto naturale, poi modificato, delle dimensioni di 4 mq. ca, con affreschi murali postumi, riproducenti la natività con due panchine ai lati. La volta è a botte e nel lato sud dello stesso, sono riconoscibili le tracce del passaggio di acque sulfuree.

All’ingresso dell’anfratto, sul muro di collegamento, sono visibili antichi tubi in terracotta, che saranno serviti a canalizzare acque sulfuree, viste le incrostazioni interne negli stessi tubi. Tutto ciò appoggia concretamente l’ipotesi che si tratti di una antica sauna: La Stanza dei Vapori, tanto usata nel periodo arabo-normanno.

Stanza dei vapori

Per tutto ciò è lecito supporre che  lo spiazzo sottostante, nella sua interezza, non fosse altro che una grande vasca quadrata, possibilmente suddivisa in altre più piccole, servite da acque calde e sulfuree, al centro della stessa, la vasca rotonda più piccola servita da acque dolci e fresche. Impianto, nel suo complesso, paragonabile ai bagni termali menzionati dallo storico carinese dell’epoca, il giureconsulto Abu Ibrahim al Qasim, riportato dal Palermo Patera a pag. 191, del suo “Palermo Araba”, il quale definisce le Terme di Carini, consimili a quelle di Cafalà. (Acqua sulfurea è stata localizzata negli anni 90, a circa 100 metri in linea d’aria, in un pozzo scavato con la sonda, a monte di Villa Belvedere. Il pozzo è stato abbandonato perché l’acqua sapeva di uova marce. Così ci è stato riferito).

Di una sorgente di acqua sulfurea, ce ne da notizia l’ Amico-Di Marzio nel suo dizionario, localizzandola in fondo Carrubbella; contrada limitrofa a Villa Belvedere.

Crediamo di avere raccolto ed evidenziato elementi sufficienti per potere avviare con chi di competenza, uno studio scientifico approfondito, sulla rilettura del nostro territorio e nello specifico di Villa Belvedere, con la speranza che le nostre ipotesi possano diventare tesi sostenibili a beneficio della conoscenza storico-archeologica del territorio.

Note:

1) Moscala: La preesistenza del sito si evince dal ritrovamento di un tripode votivo di epoca elima, conservato al costruendo Museo Archeologico della nostra città.

2)  F.G. Arezzo, Sicilia (miscellanea) Tip. Greco, Palermo 1950        

 –   G.M.Abbate, Carini nella storia di Sicilia, Ed.Pirandello pag. 361  .

3) G. Palermo Patera, Palermo Araba, pag. 190

4) G. Palermo Patere, op.cit. pag. 190

5) G.M. Abbate, op.cit. pag. 363-364

6) Nicotra: da Benedetto Colajanni, Un Documento di architettura normanna nella campagna di Carini, 1971 per Quaderni di Architettura e Tecnica dell’Università di Palermo.

7) B. Colajanni, o.c. a pag. 14 : 

               

Bibliografia Essenziale:

Edrisi, La Sicilia a cura di Carlo Ruta, ed. Edi.bi.si.

G.M. Abbate, Carini nella storia di Sicilia, Ed. Pirandello

V.Giustolisi, HIKKARA, Pa. 1973

Pasquale Pecoraro, Notizie d’Iccari, 1856

Sac. Vincenzo Badalamenti, Carini, Nell’Arte,1978

Benedetto Colajanni, Un Documento di architettura normanna nella campagna di Carini,

G.Palermo Patera, Palermo Araba,La Bottega di Hefesto

G.Filingeri, Carini nel Cinquecento,

Carini, giugno 2010

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