
“La Spaccapietra”
Le camminate degli anni 90…
Le camminate degli anni 90 portarono alla fondazione della sede locale di Archeoclub d’Italia che tanto lavoro produsse nello studio, conoscenza e divulgazione del territorio storico di Carini.
I siti più importanti del territorio, riscoperti dopo un secolo, grazie agli studi appassionati dei soci di Archeoclub sono: il sito archeologico di Santo Nicola e la Catacomba paleocristiana di Villagrazia di Carini.
Questi siti oggi rimangono sotto la tutela della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e il Dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo e sono gestite dalla cooperativa Archeofficina di Palermo.
“ La Spaccapietra”
(Sui sentieri dei nostri padri)
di Ciccio Randazzo
Di buon mattino i due compari (nel senso vero del significato), si ritrovarono al “nuovo grande posteggio” promesso ed oniricamente costruito da un assessore breve, (così chiamato per la durata del suo mandato), sotto lo splendido castello La Grua e si incamminarono per la stradina che costeggia il vecchio mulino, iniziando così un ipotetico viaggio sui sentieri degli antichi padri.
Sapevano bene che quella stradina così stretta e tortuosa era la stessa che, per un paio di millenni aveva condotto al Cuore di San Nicola (Coram Omnibus= Piazza), il sito archeologico dell’antica città romano-bizantina denominata Hiccara. Sito, ancora non esplorato. (Il Toponimo “Cuori” rimane tuttora vigente).
Per non ledere la suscettibilità di qualche proprietario ancora incosciente del beneficio culturale ed economico che una valorizzazione archeologica della zona apporterebbe alla collettività tutta, i due compari erano entrati per una esplorazione del suolo in un agrumeto aperto senza recinzioni, fingendo di raccogliere dai vecchi muri la spaccapietra, un’erba medicinale contro la calcolosi e contro la bile.
Eh si! I due amici ne facevano tanta di bile. La loro passione per la ricerca storica delle proprie origini, equivaleva alla loro rabbia nel constatare che mai nessuno aveva preso qualche seria iniziativa per avviare una campagna di sondaggi, pur essendo noto fin dal 1873 che quella zona era di grande interesse archeologico.(1)
Sotto gli alberi di agrumi i due, calpestavano più pezzi di antica terracotta che terra stessa. Tegole frantumate, anse di anfore e cocci fittili in genere davano la testimonianza di ciò che cercavano. Capire innanzitutto, se tra quei frammenti ce ne fossero di epoche diverse; convinti come erano che in quello stesso sito, si trovassero testimonianze conducenti alla antica e più famosa Hikkara; la città sicana, progettata, secondo la leggenda, da Dedalo su ordine del re Cocalo ed intitolata a suo figlio Icaro, morto tragicamente.
Dopo aver raccolto un bel pò di spaccapietra e confrontato diversi cocci di terracotta, prevalentemente dei periodi romano-bizantino ed arabo, uno dei due trovò ai bordi di un canale di irrigazione dei frammenti di ceramica nera del periodo greco.
Si guardarono ed un senso di contenuta gioia li assalì, sapevano di aver trovato troppo poco per avvalorare la loro ipotesi, ma adesso potevano almeno, sperare di più.
Decisero che dovevano fare qualcosa. Avvertire, ancora una volta, gli organi competenti e soprattutto sensibilizzare qualche proprietario perché desse alla Soprintendenza ai Beni Archeologici la possibilità di esplorare la zona subito, senza seguire le lungaggini burocratiche avvilenti. Tanto di sola esplorazione si trattava. Andarono via carichi di speranze edi spaccapietra.
Provvidenziali arrivarono le elezioni per il rinnovo delle amministrazioni comunali ed anche a Carini in un clima di arroventato “cambiamento” scesero in campo molti concorrenti che facevano “l’occhiolino” ad un programma di sviluppo turistico ed archeologico. Era il momento!
Tra questa moltitudine di candidati faceva spicco una Avvocatessa, proprietaria di un terreno sito nella zona sopraindicata, limitrofo alla strada che da Carini, passando per Sofia, porta alla contrada Brancaccio di Carini.
Parlarono con la Signora candidata, la quale con grande disponibilità fissò loro un appuntamento per un primo sopralluogo.
Ai due compari, sembrava che la Domenica successiva non arrivasse mai. Quando, trascorsi alcuni giorni, alle otto del mattino della domenica stabilita, si ritrovarono con la Signora dietro il cancello della proprietà, vibrarono di curiosità e speranza con la stessa emozione di un appuntamento galante.
L’Avvocatessa aprì il cancello e tra due filari di agrumeti, un viottolo dal fondo rosso li condusse ad un vecchio caseggiato semidistrutto.
Riconobbero il rosso del viottolo formato da migliaia di cocci d’argilla antica. I due si guardarono increduli. La Signora accortasi della smorfia dei due sorridendo disse: – < Ed ancora non avete visto nulla>.
Più si inoltravano, avvicinandosi al caseggiato custodito da un vaccaro, più rimanevano allibiti. A sinistra affiorava un tronco di colonna, a destra un altro tronco fungeva da sedile. Mezzo capitello corinzio in marmo bianco dava il benvenuto facendo da scalino all’ingresso del caseggiato.
I reperti visibili, sommati ai racconti della Avvocatessa sul come il nonno, mezzo secolo prima, aveva ritrovato alcune statue di marmo, andate perdute, gonfiavano la fantasia e la rabbia dei due avventori. Si chiedevano: <Com’è stato possibile abbandonare tutto questo senza che le autorità competenti si siano prodigati per consacrare Carini a territorio di interesse archeologico mondiale?>
Pensavano alla grande, i due compari, (Ma si sa, chi poco ha, molto tiene). Si interrogavano ora, sulla loro ipotesi: <Credi a me, disse il primo. Quello che pensiamo è attendibile. In questo luogo si sono verificate le condizioni per la sovrapposizione delle due Hikkara, quella sicana e quella bizantina. Se riusciremo a dimostrarlo, di certo ci troveremo di fronte ad una scoperta di incredibile valore>.
Il secondo, abbastanza fantasioso, immaginando che Laide stesse verseggiando d’amore con Aristippo o criticando i versi di Euripide, inavvertitamente cadde in una buca del terreno, suscitando le risa dei suoi compagni. Fortunatamente non si fece male. Da dentro la fossa, realizzò sfottendo se stesso che Laide quei passaggi esistenziali li aveva fatti in Grecia e non a Ikkara. Qui era soltanto nata.
La buca era profonda un metro circa e serviva come spazio utile a manovrare lo scarico delle acque d’irrigazione raccolte nella gebbia soprastante. Lo sventurato fece per arrampicarsi ed uscire da quella posizione antipatica e grottesca quando si accorse che le pareti della buca, erano realizzate con conci di tufo molto spessi e lunghi in profondità e più sottili negli strati superiori.
-Conci di grande interesse-…sentenziò.Volò lontano con la sua fervida fantasia e credette di comparare quei conci con quelli delle iliache mura della città di Troia, scoperti in nove sovrapposizioni da H. Schliemann nel 1874. (Lo aveva visto in un documentario televisivo).
Un famoso archeologo loro amico, fu invitato in seguito, a visionare il sito.
Anche lui, cattedraticamente contento disse: <Per avvalorare scientificamente la situazione archeologica del sito, bisogna approfondire le ricerche con le autorizzazioni necessarie, avere tanta pazienza e soprattutto tanti benedetti soldi >.
“Aveva scoperto l’America”!
I due compari non si scoraggiarono e promisero per primi a loro stessi, che avrebbero continuato il Viaggio…
Difatti ancora camminano. (2)
C.R. (1994)
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- Il Principe De Spuches, aveva acquistato estraendolo dalla zona, uno splendido pavimento a mosaico e ne aveva abbellito il salotto del suo palazzo di Palermo. Il mosaico dopo infinite peripezie anche legali, adesso è di proprietà della Regione Siciliana e si spera che un giorno possa ritornare a Carini.
(2) Quelle “camminate” degli anni 90, portarono alla formazione di una sede locale di Archeoclub nella quale confluì un nutrito numero di appassionati soci. La costante attività degli stessi, supportata dal rapporto diretto con la Sovrintendenza di Sicilia tramite il funzionario di zona La D.ssa Caterina Greco, fruttò negli anni 2000 i primi sondaggi a S. Nicola e la riscoperta delle Catacombe paleo-cristiane di Villagrazia di Carini.